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Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.

giovedì 1 maggio 2008

Aldo Moro: un'eredità che nessuno ha raccolto (intervista a Franco Tritto)

Fra pochi giorni si scatenerà, da una parte, la corsa alla commemorazione di Aldo Moro nel trentennale della sua morte e, dall'altra, si tenderà di accreditarsi come gli eredi e in qualche modo i continuatori del suo pensiero ...
Franco Tritto, sempre refrattario e diffidente rispetto ai rituali del 16 marzo e del 9 maggio, due anni primi di morire, ha rilasciato questa intervista al mensile "50&Più" (intervista di Mario Prignano) che mi sembra interessante riproporre in questa occasione:



- Professore, tante manifestazioni e discorsi: crede che al di là delle parole ci sia davvero qualcuno che in Italia possa davvero parlare in nome di Aldo Moro?
No, nella maniera più assoluta. In occasione delle due ricorrenze storiche, il 16 marzo e il 9 maggio di ogni anno, siamo costretti ad assistere ad una sorta di tiro alla fune, per potersi accaparrare l'eredità politica di Aldo Moro. È una cosa penosa e raccapricciante ad un tempo. Credo di poter dire che nessuno oggi è in grado di accreditarsi una ipotetica, se mai possibile, eredità politica di Aldo Moro. Nessuno è alla sua altezza

La sua intelligenza, la sua statura umana, morale, politica, fanno di Moro un unicum nella storia d'Italia e, direi, a livello internazionale. Se a tutto questo aggiungiamo, poi, la capacità delle forze politiche di recepire e comprendere il vero senso del suo insegnamento, ecco che non riesco proprio ad intravedere nemmeno lontanamente, chi possa essere in grado di rappresentare davvero il suo pensiero.



- Si è sempre detto che la vicenda Moro rappresenta una cesura nella storia d'Italia contemporanea, che nulla dopo di allora è stato più uguale a prima. Qual è la sua opinione al riguardo?
È proprio vero: nulla è più come prima e questo per una serie di ragioni. In prima luogo credo di poter dire che se Aldo Moro fosse stato ancora tra noi, avremmo avuto un Paese un po' meno volgare. La politica sarebbe stata meno volgare. Sono sotto gli occhi di tutti le baruffe politiche alle quali siamo costretti ad assistere quotidianamente. Spesso i politici di oggi, senza distinzione alcuna, dimenticano l'obbligo, morale prima ancora che politico, di rappresentare l'Italia migliore, di dare un buon esempio, l'esempio della civiltà, non della volgarità. E invece vi è chi è convinto che la rappresentanza politica si conquista offrendo urla e schiamazzi [...] mentre dovrebbe essere la capacità di ascoltare, di capire le ragioni degli altri, di donare e ricevere fiducia, il vero modo di rappresentare la gente. Come seconda riflessione vorrei richiamare l'attenzione sulla capacità che Moro aveva di bloccare i processi degenerativi in qualsiasi ambito. Tutto questo lo induceva a prevedere con largo anticipo quali sarebbero state le conseguenze negative se, ad esempio, una legge o una riforma fossero andate in porto così come erano state inizialmente concepite. Lui faceva in modo che potessero maturare i tempi perché fossero apportati gli opportuni rimedi e le cose potessero prendere il giusto verso. Questo si è verificato in molti casi ... C'è poi un altro aspetto che credo sia fondamentale. Moro si era reso conto del rischio che stava correndo il sistema dei partiti, sempre più avvinghiato alle questioni di potere, sempre più proteso verso il sistema degli affari, così come aveva percepito che da qualche parte qualcuno stava progettando di usare la giustizia penale per fini politici. Dopo il 1978 qualcosa è cambiato. La corruzione si è trasformata in sistema proprio a partire da quella data. Altrettanto dicasi sul tema della giustizia adoperata per fini politici. Talvolta la nostra memoria non è a lunga percorrenza: nessuno (storici, politologi, giornalisti) ha mai riportato la mente alla campagna elettorale del 1976: le pareti di questa bella Italia erano tappezzate con enormi manifesti con uno slogan ed un'immagine molto familiari "mani pulite". Ecco Moro aveva percepito perfettamente il senso di quei manifesti, ed aveva intuito che qualcosa di anomalo e di preoccupante, per una democrazia, si andava profilando all'orizzonte della vita politica italiana e, pertanto, voleva vederci chiaro. Temeva sin da allora che davvero potesse iniziare un'era della giustizia penale usata a fini politici. Il 3 marzo del 1977 pronunciò il noto discorso sulla Lockheed innanzi al Parlamento in seduta comune. Di quel discorso viene rievocata sempre la frase "non ci faremo processare nelle piazze", ma ve n'è un'altra, a mio avviso, molto significativa, pronunciata da Moro in quella sede: "c'è un rischio di involuzione verso una giustizia politica". Ecco, vede, Moro aveva percepito in pieno da un lato il rischio del propagarsi della corruzione nel sistema politico italiano e, dall'altro aveva colto i primi segnali di una involuzione verso una giustizia politica. Se non fosse stato assassinato sono convinto che sarebbe riuscito ad evitare sia l'una cosa che l'altra. Purtroppo le cose sono andate come sappiamo.


- La storia non si fa con i se. Tuttavia se Aldo Moro fosse ancora tra noi lei lo immagina sulla breccia e attivo come lo sono ad esempio Andreotti, Cossiga o Scalfaro, oppure rinchiuso nel suo studio di via Savoia a scrivere memorie lontano dal mondo politico di oggi?

Mi sembra di aver letto da qualche parte: "E se la verità fosse quella giudiziaria?". Ecco questo è un se che reca danno alla storia, che è smentito non solo dalle dichiarazioni di alcuni magistrati che si sono impegnati per anni in prima persona nei vari processi, e che hanno messo in evidenza, comprovandole, le infinite menzogne che sono state raccontate proprio nel corso dei processi ... Con riferimento alla seconda parte della sua domanda non credo che Moro sarebbe mai rimasto rinchiuso nel suo studio: le finestre del suo pensiero erano sempre aperte, aperte verso il mondo, verso il nuovo che avanza, verso i giovani, verso le loro ansie, le loro aspirazioni. Credo che sarebbe stato un senatore a vita, nel senso di appartenenza alla vita degli italiani, così come, di fatto, è nei cuori della gente ...


- Il sequestro e la morte di Aldo Moro presentano ancora tanti lati oscuri. Crede che si arriverà mai a sapere quello che successe nei 55 giorni di prigionia?
I lati oscuri sono molti e preoccupanti. Credo che sia proprio giunta l'ora di fare chiarezza, altrimenti la storia d'Italia resterà incompiuta. Non tutte le responsabilità per la morte di Moro sono emerse o sono state attribuite, e non tutti coloro che possono dire hanno detto. Ma non riesco a spiegarmi per quale ragione (o forse riesco a spiegarmelo fin troppo bene) chi sa non dice, chi potrebbe offrire un contributo vero alla storia di questo paese, si astiene dal farlo. Venticinque anni sono un lasso di tempo abbastanza ragionevole perché gli eventi possano essere storicizzati. Peraltro il dire può essere liberatorio: "la verità è sempre illuminante, aiuta ad essere coraggiosi", diceva Moro.


- Qual è stato, e chi l'ha commesso, l'errore più grave compiuto in quei tremendi 55 giorni?
Errori ce ne sono stati molti. Ma non spetta certo a me dire quali siano stati quelli sotto il profilo giudiziario e chi li ha commessi. Dal punto di vista politico, l'errore più grave è stato quello di non aver valutato che cosa avrebbe comportato per la vita del paese l'assenza di una persona come Aldo Moro. E questo sì, questo posso dirlo, è stato un errore commesso dai comunisti e da buona parte dei democristiani dell'epoca. E vorrei ricordare i firmatari di una lettera nella quale si diceva che il pensiero di Moro non era riconoscibile nelle sue lettere inviate dalla prigionia. E pensare che sarebbe stato sufficiente leggere qualche frase dei suoi interventi tenuti all'Assemblea Costituente, o delle sue lezioni sul diritto e sullo stato, per avere conto della sua coerenza, di quale fosse il suo pensiero in tema di valori, di valore della vita dell'uomo ...

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