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Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.

giovedì 1 maggio 2008

Aldo Moro continua a dare fastidio

Il nome di Aldo Moro continua a dare fastidio ancora oggi a distanza di trent'anni. Anche al mondo apparentemente dorato dell'Accademia.
L'Università di Roma "La Sapienza" ha aspettato 25 anni per una commemoraizone ufficiale di un suo prestigioso e validissimo docente. La mattina del rapimento Moro portava le tesi di laurea dei suoi studenti per la discussione del giorno stesso. Ancora oggi molti ricordano il Moro presidente del Consiglio che continuava a tenere lezioni e a dialogare quotidinamente con i suoi studenti.
La facoltà di Giurisprudenza di Bari si è espressa contro la intitolazione dell'ateneo a Moro preferendo evidentemente l'attuale dedica a Benito Mussolini ...
In quest'ultimo caso ha pesato la posizione dei gruppi di destra che, oggi come trent'anni fa, vedono in Moro solo un uomo di parte e non un grande uomom politico che più di tanti altri ha cercato di incanalare sui binari della normalità la nostra democrazia malata.

Ho scritto questa lettera al quotidiano Libero (non credo sarà mai pubblicata):
"In merito all'articolo del prof. Perfetti dal titolo "Perchè l'Università ha fatto bene a non volersi chiamare Aldo Moro" (del 18 aprile), a parte alcune considerazioni che si potrebbero fare su come la figura di Moro continui ancora oggi a dare fastidio, vorrei puntualizzare alcune cose. Perfetti attribuisce a Moro la concezione di uno stato etico senza precisare di cosa si tratti a voler far intendere una sorta di condivisione della idea dello stato etico come stato totalitario. In realtà la visione morotea è lontanissima da questa prospettiva perchè fin dalle lezioni baresi, a cui Perfetti fa riferimento, il nodo essenziale del suo pensiero è la vita, la centralità della persona, è la strumentalità dello stato rispetto al primato della vita e della persona (tema che ritornerà nelle lettere dal carcere delle BR). Lo stato rappresenta solo un momento di quella vita etica di cui parlava in quegli anni un autore come Giuseppe Capograssi, a cui Moro sembra in alcuni passaggi ispirarsi. Si tratta di una premessa molto importante anche per la sua concezione del diritto penale da molti autorevoli studiosi definita "umanistica". Un'altra affermazione del prof. Perfetti ("non essendo io un cultore di diritto e procedura penale, non posso valutare fino a qual punto Moro sia stato un grande studioso") è lasciata volutamente cadere in una forma ambigua per tentare di screditare la figura di Moro. Per comprendere l'importanza del contributo moroteo alla scienza giuridica penalistica italiana basta leggere i giudizi di Giuliano Vassalli, di Giovanni Conso e di tanti altri che hanno riconosciuto in Aldo Moro un grande cultore della materia".

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