Il riformismo alla prova. Il primo governo Moro nei documenti e nelle
parole dei protagonisti (ottobre 1963-agosto 1964), a cura di Mimmo
Franzinelli e Alessandro Giacone, Feltrinelli, Milano, pagg. 676, €
65,00
Chissà se quest'anno, a tempo debito (cioè nell'autunno), ci sarà una
qualche celebrazione dei cinquant'anni trascorsi dall'avvio del primo
governo di centro-sinistra "organico", quello guidato da Aldo Moro con
Nenni suo vice. Sarebbe una storia istruttiva, perché la famosa
"apertura a sinistra" fu il tormento della politica italiana dal
fallimento della "legge truffa" nel 1953, quando ci si rese conto che
per stabilizzare una necessaria politica riformatrice ci voleva una
maggioranza solida che non fosse vittima delle continue tensioni interne
della "formula centrista", dove il conservatorismo posapiano delle
destre dc e liberali si contrapponeva alla vivacità di una cultura
riformista che cresceva nel Paese senza trovare una sponda decisiva
nella sinistra dc nonché nei repubblicani e socialdemocratici.
Ci sarebbero molti modi di ritornare su una storia che è ancora vittima,
anche più di quel che non appaia, di due opposte damnatio memoriae: da
un lato quella di un neoliberalismo nostrano che sembra non conoscere il
riformismo liberale anglosassone, dal lato opposto quella dei
postcomunisti rimasti ancorati all'avversione alla formula del Pci
dell'epoca, che era più che altro quella di un partito che si sentiva
tagliato fuori. Di questa tradizione intellettuale è rimasto vittima
anche colui che fu un regista della svolta democristiana verso
l'alleanza coi socialisti, cioè Aldo Moro, il politico che tesseva senza
spiegarsi, attento a guidare in porto una nave prigioniera di mille
tempeste, da quelle scatenate da alcuni potenti vertici ecclesiastici a
quelle di vari ambienti di un establishment che temeva solo di vedere
messe a rischio le posizioni conquistate e le possibilità di sfruttare a
proprio quasi esclusivo vantaggio una fase di grande sviluppo.
La raccolta di documenti che Mimmo Franzinelli e Alessandro Giacone
hanno prodotto per inquadrare la fase delicata di avvio del
centro-sinistra è un contributo di grande interesse per capire su quali
secche si arenò quella che, a mio giudizio, fu una "rivoluzione degli
intellettuali" maturata fra metà anni Cinquanta e primi anni Sessanta.
Il riformismo italiano maturato dalle giovani generazioni delle forze
cattoliche, laiche e socialiste, non trovò una classe politica in grado
di forzare davvero l'egemonia dei diversi conservatorismi che si
radicavano nelle varie subculture italiane (tanto di destra come di
sinistra). Moro emerge da questa lettura di documenti davvero come
figura tragica nella sua apparente enigmaticità. Non c'è infatti alcun
vento riformatore che possa smuovere le acque del sistema italiano:
nella Dc, nei laici, nel Pci, nei liberali, nel mondo economico come
nella Chiesa, è tutto un intrecciarsi di personaggi in lotta fra loro,
ciascuno coi suoi addentellati in un sistema di gestione del potere che
in fondo guarda ancora con sospetto i parvenu del maggiore partito
legittimati solo dal consenso elettorale.
I due curatori, che hanno premesso alla raccolta di testi un ampio
saggio introduttivo, hanno ragione a smentire la vulgata di un
incagliarsi della situazione per un presunto colpo di Stato orchestrato
dal generale De Lorenzo. Non vi è traccia di un vero pericolo in quella
direzione, mentre vi è ampia traccia di un lavorio continuo da parte di
molti vertici, a cominciare da un ottuso Antonio Segni che Moro favorì
nella scalata alla presidenza della Repubblica, per impedire che l'avvio
di riforme mettesse a rischio l'equilibrio raggiunto. Concorsero
ovviamente alcuni furori riformatori come quelli di Riccardo Lombardi,
ma a leggere queste carte non si può fare a meno di essere colpiti dalla
silenziosa abilità di Moro che alla fine riesce a impedire la precoce
sepoltura della nuova formula politica.
Sepoltura che si tenterà con la proposta, poi naufragata, di un "governo
tecnico" affidato al presidente del Senato Merzagora che in un appunto
di inizio luglio 1964 (pag. 480) propone di tagliare i costi dei
partiti, ristrutturare la previdenza sociale, rivedere la Costituzione,
realizzare tagli al bilancio dello Stato. Rileggerlo oggi fa una certa
impressione, così come la fa il constatare che per venire a capo del
groviglio di resistenze, complice la paura per una sfavorevole
"congiuntura" economica (sfruttata dal duo Carli-Colombo), si decidesse
di passare una versione del centro sinistra di basso profilo. Una scelta
senz'altro fatta in attesa di maturazioni ulteriori, che però non
vennero mai.
Paolo Pombeni
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04-28/aldo-moro-riformista-tragico-081932.shtml?uuid=Ab7uPBrH
Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.
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