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Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.

giovedì 22 aprile 2010

Dopo vent'anni si può dire che Moro "doveva morire" ...

I misteri italiani nascono sempre da fatti, anomalie, depistaggi e qualche uomo – normalmente - politico che non dice tutto quello che avrebbe dovuto dire. E questo libro parte proprio da questo. Quella serie di eventi che avrebbero dovuto salvare Moro e allo stesso tempo avrebbero di certo impedito l'attacco alla democrazia italiana.

“Sono stato io, lo confesso, a preparare la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Aldo Moro.” (Steve Pieczenik, membro del Comitato di crisi), “Le Br erano intenzionate a rapire un importante uomo politico. L’informativa scritta era firmata da Emilio Santillo, il funzionario più importante dell’antiterrorismo italiano... Santillo fu trasferito ad altro incarico”.
Sono questi due i pretesti che hanno convinto i due autori, Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del Tribunale di Roma che ha seguito l’inchiesta sulla strage di via Fani e il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, e Sandro Provvisionato, giornalista professionista e coautore di Terra, trasmissione di approfondimento su Canale5, a scrivere questo libro, uscito con quattro edizioni in due anni.
Gli autori sono riusciti con pazienza e applicazione a mettere insieme fatti, documenti, testimonianze cercando di raccogliere nel libro l'intera vicenda, cercando di mettere insieme il puzzle spezzettato dell'evento che ha sconvolto la nostra nazione e che per vent'anni è stato lasciato con i suoi piccoli pezzi in chissà quale scatola di chissà quale cantina impolverata. Solo con il quadro completo si potrà dare un senso a tutto, e solo venendo a conoscenza delle cose che ancora non siamo riusciti a sapere.

Un libro avvincente, che se fosse stato un thriller politico avrebbe raccolto il consenso di milioni di lettori. Ma non è narrativa questa, è storia vera degli anni bui dell'ultimo secolo.

Ne riportiamo parte dell'introduzione.

“L’Italia è un Paese senza memoria e senza verità e io per questo cerco di non dimenticare”. Difficile non sottoscrivere quest’affermazione che Leonardo Sciascia fece in un’intervista subito dopo la morte di Aldo Moro.
Fin troppo facile, invece, trent’anni dopo, riconoscere che l’Italia resta ancora oggi un Paese senza memoria.
Questo libro ha uno scopo e un’ambizione: tenere viva la memoria e provare a chiarire, oltre la superficie di quello che appare, uno degli episodi più tragici e sconvolgenti della nostra storia repubblicana. Perché finché non saranno stati illuminati tutti gli angoli oscuri della strage di via Fani e del sequestro e dell’assassinio dello statista democristiano non sarà possibile affermare che l’Italia è un Paese a democrazia matura.
Il caso Moro è ancora oggi crocevia dei misteri d’Italia. È come se il lato oscuro della storia avesse voluto convogliare in un’unica vicenda tutti i mostri partoriti negli anni: i giochi sporchi dei servizi segreti, le logge massoniche segrete, le innominabili alleanze internazionali, il volto occulto del potere politico, il terrorismo, la mafia, le bande criminali.
Ma stiamo ai fatti. Lo statista democristiano, uno dei più stimati politici italiani del dopoguerra, è stato rapito dalle Brigate rosse il 16 marzo del 1978 ed è stato assassinato il 9 maggio dello stesso anno, dopo cinquantacinque giorni di detenzione nel “carcere del popolo”.
Il 18 maggio 1978 è stata assegnata a Ferdinando Imposimato, con Rosario Priore, Claudio D’Angelo e Francesco Amato, l’inchiesta sulla strage di via Fani, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro.
Questo libro è il frutto di quel lavoro e delle testimonianze raccolte. Colloqui con brigatisti, familiari dello statista, magistrati, poliziotti sentiti da Imposimato nel corso degli anni. Fino a oggi. Del caso si sono occupate la Commissione Stragi e quella specifica su Moro.
Dal buio di quei terribili giorni emergono dopo trent’anni documenti fondamentali, occultati alla magistratura inquirente e giudicante. Documenti fatti sparire e poi ritrovati, inviati in minima parte alla Commissione Stragi e con anni di ritardo (1992) dal nuovo ministro Vincenzo Scotti, ma mai ai giudici. Pubblici ministeri, giudici istruttori, varie corti d’Assise, la Commissione Moro avevano inutilmente cercato di avere i documenti prodotti dai Comitati di crisi che dipendevano dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Molti di essi, importantissimi e in taluni casi agghiaccianti, come vedremo, non sono stati esaminati e approfonditi. Molti altri sono scomparsi. Ciò che è rimasto e si è salvato va letto oggi con nuova attenzione. [...] Ma quante sono le anomalie nel caso Moro? Lo è certamente la strage di via Fani. In quella strada, ancora oggi, i conti non tornano. Il conto dei brigatisti in azione. Il conto delle armi usate. Il conto dei proiettili sparati. Così come è un’anomalia il
comportamento del ministro dell’Interno, del Capo del Governo, dei servizi segreti, dei diversi Comitati di crisi creati proprio per salvare Moro e che, invece, alla fine, non lo salveranno. Dai documenti ritrovati emerge il ruolo avuto da alcuni esperti utilizzati come consulenti: un agente della Cia e della P2; un sospetto agente doppio (Kgb e Cia) e un terzo agente americano legato a Kissinger e al Dipartimento di Stato Usa. Ma emerge anche la composizione esoterica di quella congrega di consiglieri, la sua gestione da parte del Ministro dell’epoca, i viaggi negli Stati Uniti dei tre esperti, in pieno sequestro Moro.
Per la prima volta questo libro illustra nei dettagli la matrice e il significato di un’operazione di disinformazione messa in piedi in quei giorni: l’operazione lago della Duchessa. Ma anche lo scopo delittuoso che dietro di essa si celava.
E poi ancora lo zampino del Kgb, con il ruolo svolto da un misterioso sedicente studente sovietico che era riuscito ad arrivare a un passo da Moro nei giorni precedenti il suo rapimento.
E la presenza in Italia, sempre in quei giorni, di una quinta colonna del terrorismo tedesco legata alla Stasi, la polizia politica della Germania dell’Est. Cia, Kgb, Stasi: è evidente che il delitto Moro ha rappresentato una particolare coincidenza di interessi.
Dicevamo di anomalie. Ma non è un termine troppo riduttivo? [...]

da
www.urloweb.com

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