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Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.

lunedì 19 luglio 2010

E' morta la signora Eleonora Moro

Partecipo con commozione al dolore della famiglia Moro per la scomparsa della signora Eleonora che, finalmente, potrà abbracciare il suo Aldo nella luce del Paradiso.
Non dimenticherò, nelle poche occasioni in cui l'ho incontrata con l'amico Franco Tritto, la sua dignità e fierezza e la sua inesauribile ansia di verità.
Riporto la notizia del Corriere.



La vedova di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli, è morta a Roma. Aveva 94 anni. A lei il presidente della Democrazia cristiana indirizzò alcune delle 86 lettere inviate dal carcere delle Brigate rosse. In una scriveva: «Ti abbraccio forte, Noretta mia, morirei felice se avessi il segno della vostra presenza, sono certo che esiste, ma come sarebbe bello vederla». Le Brigate rosse non consegnarono questa lettera che venne ritrovata solo anni dopo che Moro era stato ucciso.

Nessuno conosceva la signora Noretta Moro fino al giorno in cui suo marito venne sequestrato dai terroristi il 16 marzo 1978. Subito dopo l’agguato che provocò l’uccisione degli uomini della scorta, balzò in primo piano questa donna riservata, decisa, che per salvare la vita del marito cominciò a bussare a tutte le porte, senza mai arrendersi. La sua composta fermezza convinse perfino il pontefice Paolo VI a compiere un gesto clamoroso. Dal Vaticano il papa scrisse una lettera toccante «agli uomini delle Brigate rosse». Uno spiraglio di speranza la signora Moro credette di trovarlo nella posizione del leader socialista Bettino Craxi, che voleva rompere il fronte della fermezza e percorrere una via della trattativa. Quando però il 9 maggio del 1978, dopo 55 giorni di prigionia, Aldo Moro fu trovato cadavere in via Caetani, la signora Moro cominciò a rovesciare tutto il suo livore e il suo astio contro quelli che, secondo lei, non avevano permesso al marito di tornare vivo.

Ce l’aveva soprattutto con il segretario della Dc Benigno Zaccagnini, che fu devastato dalla tragedia dell’uomo al quale lui era politicamente legato. «Il mio sangue— aveva scritto Moro ai capi della Dc — ricadrà su di voi». Durante i processi alle Brigate rosse, la signora Moro ha ripercorso varie volte la tragedia di quei giorni raccontando che suo marito aveva a volte percepito minacce e pericoli per la sua vita. In particolare una volta, dopo un incontro con il segretario di Stato americano Henry Kissinger, il presidente della Democrazia cristiana si era sentito male e venne soccorso dal suo medico personale. Ciò fu dovuto, secondo la vedova, al fatto che Kissinger lo aveva minacciato, dicendogli in modo molto rude che gli Stati Uniti non gradivano affatto la sua politica di apertura verso i comunisti. «Provo a ricordare le esatte parole che mio marito mi riferì— disse la signora Eleonora ai giudici —. Disse che Kissinger lo aveva ammonito pesantemente: o lei la smette di corteggiare i comunisti o la pagherà cara».

Questa ricostruzione è stata però sempre smentita dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e da Giulio Andreotti. Cossiga ha spiegato che Kissinger era semplicemente stupito dal modo in cui parlava Moro, molto involuto, e non riusciva a capirlo. Uno dei misteri che ancora avvolgono il caso Moro è stato prospettato proprio dalla vedova, quando ha raccontato che suo marito portava sempre con sé 5 borse, mai ritrovate. Chi le ha prese?

Corriere della Sera
19 luglio 2010

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